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L’apicoltura nel paese dell’ apartheid

Dal 9 al 19 gennaio 2015 , invitato dalla associazione Riminese A! La Calle! e accompagnato da Paolo Pantaleoni mi sono recato in Palestina , per un percorso di conoscenza ed eventuale collaborazione con l’apicoltura locale.

 

All’aereoporto Ben Gurion , il controllo passaporti è sbrigativo , più di un ingresso a teatro , la tarda ora e forse il clima particolarmente freddo ci hanno probabilmente agevolato .  Aspettiamo che i passeggeri per l’autobus collettivo arrivino a 10 ed inizia la corsa per fermarsi dopo 20 minuti per un ceck point veloce , ( 2 militari che entrano dentro al pulman con i mitra in mano ) ci dicono che molte strade sono bloccate a causa della neve caduta nella giornata e ci meravigliamo che il traffico possa fermarsi per 2 dita di neve , ma poi scopriamo che in Israele non esistono catene o gomme da neve e sapremo poi che in alcune zone all’interno sono caduti 25 cm.

Arrivati a Gerusalemme , scendiamo nei pressi della porta di Jaffa , andiamo verso i taxi parcheggiati ma che sono senza autista , ci dirigiamo presso un Hotel conosciuto da Paolo per chiedere informazioni , una fortezza dei mamelucchi stupenda , dove ci fanno accomodare , ci offrono un tè alla menta e iniziano a ricercare per noi dei tassisti che ci possano portare a Beit Saour dove dobbiamo alloggiare , ma la neve ha bloccato le strade e dobbiamo rimanere in hotel , il prezzo richiesto è di 180€ per la camera doppia , diciamo che per noi è troppo , loro ci indicano un’altro hotel meno costoso , oppure… ci offrono la camera a 120€ e accettiamo volentieri. Ci sistemiamo in camera , ma non resistiamo a farci un giro per la città vecchia sotto la neve e usciamo.

Lo spettacolo è emozionante , la città è deserta ad esclusione di piccoli gruppi di militari che presidiano ogni angolo , di noi e qualche straniero che come noi si gode il paesaggio. Vengono alla mente tutte le storie lette ed ascoltate che ha vissuto questa città , Poi Paolo è una guida insuperabile , ricorda a puntino la storia di questo spazio di mondo e spiega e racconta . giriamo tutte le porte scendiamo al muro del pianto , risaliamo , percorriamo la strada che i cristiani chiamano via crucis , l’orto degli ulivi , la prigione di Gesù ecc.Ricordiamo le guerre e le sopraffazioni che ha subito la città , le stragi perpetuate dagli Europei in nome di Cristo , della scelta di sterminare tutta la popolazione lasciando a Dio il compito di scegliere chi meritasse il paradiso, oppure la scelta di Saladino di risparmiare tutti , perchè tutti figli di dio. Rientriamo in camera alle 2 di notte .

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Il mattino partiamo alla volta di Beith Sahour , il luogo in cui l’angelo annunciò la nascita di Gesù . percorriamo la strada che costeggia le mura di Gerusalemme , si notano gli autobus  bianchi riservati agli arabi , quelli verdi riservati agli israeliani . Vi stupite? Questo è niente , per tutta la Cisgiordania è un susseguirsi di strade miste dove possono circolare le targhe gialle e bianche , oppure  quelle riservate solo agli Israeliani (targhe gialle). Dopo una decina di chilometri da Gerusalemme , ci avviciniamo a betlemme e l’autobus si ferma di fronte al muro. Si scende , si percorrono circa 300 m. a piedi e si passa ad un ceck point  dove l’ingresso è identico a quelli degli aeroporti , metti borse e valige su un carrello,  esterno, via la cinghia , il portafogli e altri oggetti metallici, passi sotto il radar e riprendi i tuoi averi , se tutto va bene. Siamo al di là del muro , nei territori occupati. Prendiamo un  taxi che ci porterà nel nostro luogo di residenza.

E’ venerdì , ma nonostante il paese sia a maggioranza cristiana , ugualmente è tutto chiuso . Considerato che il venerdì si fermano i musulmani , il sabato gli ebrei e la domenica i cristiani , mi viene da pensare che per i dipendenti pubblici , sia il paese di bengodi!

Sabato primo incontro alla sede di ARIJ , ci chiedono cosa possiamo fare , gli chiediamo di cosa hanno bisogno. Iniziano a raccontarci i loro problemi, in pratica sono totalmente dipendenti dagli Israeliani , non possono importare nulla senza il nulla osta degli occupanti , da loro acquistano le api regine , i prodotti veterinari per la cura degli alveari , a loro vendono il miele. Sono convinti che le regine che acquistano siano di poco valore , che le vendano apposta così per boicottarli , affermano di lavorare prevalentemente con la buckfast e con l’Italiana .

Programmiamo la settimana e loro ci tengono a stamparla per avere un programma scritto , ci diamo appuntamento a lunedì .

Al lunedì è previsto un incontro con gli apicoltori , verranno da tutta la Cisgiordania , anche da 50km di distanza ,e diversi check point , sono molto interessati , io parlo Italiano , Paolo traduce in Inglese che tutti capiscono , ma vogliono ripeterselo in Arabo e la lezione si allunga.

Parlo di api regine , dell’allevamento e dalla discussione che nasce inizio a capire alcuni modi di fare che troveranno conferma nei giorni successivi , ma non posso raccontarvi tutto , è l’ora della pausa caffè!

Dalla giornata successiva iniziamo a capire che il programma se lo sono scritto per ricordarsi cosa fare ma l’attuazione sembra totalmente casuale . Andiamo nella Valle del Giordano , passiamo a fianco a Jerico e al monte Tabor dove Gesù dialogò con Satana  per non stare troppo solo, poi finalmente apriamo gli alveari.

Chiamano regine Italiane quelle di color chiaro ( cuoio ) , in realtà sono tutte buckfast ,  estremamente mansuete . Siamo nell’area più calda della Cisgiordania , alcune famiglie occupano 6/7 favi alcune solo 2 o 3 , quindi corrispondenti a circa 4/1 favi Dadant.  Portano a casa polline e nettare , l’apiario è abbastanza ordinato , si vedono varroe sulle api nonostante sia presente una striscia plastica di Cekmite e in autunno siano state trattate con amitraz .

Il giorno successivo altra visita ad apiari ovvero un agglomerato di alveari e cassette rovesciate , famiglie morte lasciate alla mercè delle altre api , l’apiario non è di nessuno (?) , ci dirigiamo verso un altro apiario ; visto il loro modo di fare gli lascio accendere l’affumicatore , poi lo prendo in mano io e parto. Il primo favo che tiro sù ha una cella con la larva filante , le larve intorno non sono contorte , ne deduco che è peste americana. da notare che abbiamo saputo che tutti gli apicoltori effettuano 2 trattamenti l’anno con antibiotici ( streptomicina ) a scopo ” preventivo”.

Le giornate successive continuano sullo stesso piano, visite agli alveari , a Jenine visitiamo anche un apiario tradizionale , un agglomerato di circa 300 nidi , uniti in un condominio di fango e argilla , costituiti da un cilindro di fango, quando viene abitato dalle api la parte frontale viene chiusa con argilla e si lascia il solo foro di entrata, la parete posteriore è chiusa da un telo che viene aperto all’occorrenza.

La cosa interessante è che mentre gli alveari subiscono tutti i trattamenti chimici e la nutrizione al pari di quelli moderni, il miele pressato dei favi viene venduto a 30$ al kg. Altra cosa interessante la produttività di questi alveari è totalmente al pari di quelli moderni , ma questo non stupisce ed è in linea con quanto avviene con gli alveari tradizionali Africani. La giornata si conclude con la visita a quello che viene indicato come uno degli apicoltori col maggior numero di alveari in Palestina , poco più di 300 , e noto per fare il miele con lo zucchero. In effetti  a gennaio gli alveari hanno i nutritori a tasca pieni di sciroppo , in compenso sono anche gli alveari nelle migliori condizioni che abbiamo visitato.IMG_20150115_122556

L’ultima giornata decidiamo di andare a fare visita ad una cooperativa di donne , il cui miele è stato premiato fuori concorso come miglior miele di timo al biolmiel del 2008 ( poveri assaggiatori ) . Abita a soli 5 km da betlemme , l’unico problema è che un ladro di terra , un colono , ha deciso di rubare il terreno ad un agricoltore Palestinese , si è insediato in mezzo ad un campo in cima ad una collina una notte e di conseguenza lo stato Israeliano ha recintato il terreno occupato e chiuso alla popolazione la strada principale per riservarla al ladro Israeliano ( colono ) , di conseguenza tutta la popolazione che prima accedeva a Betlemme in 5 minuti ora deve circumnavigare a mezzo mulattiere sterrate tutta la collina e percorrere 25 km per andare in paese!

Il miele Palestinese , al pari di quello Israeliano è estremamente pericoloso per la salute umana , i trattamenti per il controllo delle malattie delle api vengono fatti a cadenza temporale e non a bisogno , si ripetono amitraz , coumaphos e fluvalinate da decenni , alternati ad antibiotici , somministrati 2 volte all’anno , i melari vengono polverizzati con fumitoxin ( phosphide di alluminio) . Il riscaldamento a cui è sottoposto per farlo rimanere liquido sono effettuati in maniera artigianale e di conseguenza ci si trova con un prodotto la cui prima caratteristica organolettica percepita è il caramello.

Le condizioni di allevamento , di intervento chimico sugli alveari , non permettono uno sviluppo ottimale delle api né una riproduzione di regine feconde . Abbiamo proposto ai tecnici di ARIJ di creare un apiario modello , dove sperimentare l’asportazione di covata e la creazione di un nido con un tasso i inquinamento della cera portato a livelli sopportabile dalle api. Abbiamo proposto l’uso dell’acido ossalico che a loro è sconosciuto , per rompere la continua somministrazione di insetticidi.

In parallelo è stata proposta la diffusione di informazioni , ad apicoltori e consumatori, per far conoscere le proprietà del miele quando non viene sottoposto a trattamenti termici , al fine di rivalutare e aumentare la qualità del prodotto in commercio.

 

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